Mi sono stancato ad aspettare qualcuno che prima o poi faccia qualcosa, (mi accontenterei).
Cosa posso fare io (riflettevo a volte) piccoletto come una stella in un cielo stellato, per cambiare le sorti del nostro pianeta?
Credevo passivamente, che fosse cosa di potenti, capi di stato, re e regine, sperando che le cose migliorassero, che ci rendessero felici. Invece, non cambia niente, è la solita storia, mi sono stancato. “Voglio cambiare il mondo”.
Credevo che vestirsi con abiti griffati e macchine veloci, fosse normale, fa parte della vita, “è la società”, credevo che giocare in borsa (che divertimento), vedere in tv che da qualche parte si sgozzano per un pezzetto di terra, o, perché hanno deviato il corso di un fiume, o perché hanno trovato chissà quale giacimento, fosse normale, credevo che essere “bombardato” da pubblicità (progresso) senza volerlo, aspettare gli incentivi… fosse normale, credevo che nutrirsi di ogni cosa (perché gustosa), fosse normale, credevo che se oggi ci sono 40° e domani 10°, fosse normale. Lo sentiamo sempre, mangiate, dormite e non rompete i c….. Ho visto le piramidi, ho visto Venezia, ho visto (purtroppo) crollare le torri, ho visto l’uomo sulla Luna, nel lontano 1969 (oggi ancora discutono come mandare una sondina). Credo si sia perso il buon senso del bene comune. Mi sono stancato, voglio cambiare il mondo. Ci dicono fai il mutuo, comprati casa, indebitati per mezza vita, fai figli, ti do l’incentivo, quando partorirai non più tra tanto dolore magari con un bel taglio cesareo, sarai contenta, tuo figlio sarà dotto, diventerà capitano d’industria, lavorerà nelle migliori aziende (lobby) del mondo. Mangia, dormi e non rompere i c…… Invece, probabilmente dovrà salire sul tetto di un capannone e minacciare di buttarsi giù, per non perdere quello che ha, probabilmente vedrò mio figlio o mio nipote, me ne starò buono buono con la mia badante, con la copertina sulle gambe davanti alla finestra del sessantanovesimo piano, ad aspettar di raggiungere la mia compagna lasciatomi quindici anni prima per un male incurabile. Già incurabile, il dottore allora ci disse: tranquilli!!! La scienza fa passi da gigante, magari, nel frattempo fate un bel vaccino. Basta, voglio cambiare il mondo. Mio figlio lo voglio vicino ogni giorno fino alla fine. Ormai consapevole, non più passivo, taglio i fili al mio burattinaio (metaforicamente). Con la mia arte, con le mie mostre itineranti, lancio un messaggio esplicito, forte, sincero: rispettiamo la vita in ogni suo modo di esistere, attenti di cosa ci nutriamo (siamo quello che mangiamo) e soprattutto, se ci manca dove appoggiare i piedi dove andremmo a finire? Uomini, se non siamo un esperimento alieno, cambiamo il mondo, lo dobbiamo ai nostri padri, lo dobbiamo ai nostri figli.
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